Torta a tema nazista, lettera aperta dell’Anpi di Bologna ai presidi e agli studenti  

La torta con l’immagine di Adolf Hitler ordinata da alcuni studenti per una festa «è solo l’ultimo anello di una catena che coinvolge in primo luogo le famiglie per finire alla pasticceria, passando per la scuola, che ci ostiniamo a considerare un’agenzia educativa oltre che formativa». È l’incipit di una lettera aperta di Anna Cocchipresidente ANPI provinciale Bologna, inviata alla nostra redazione in merito alla notizia uscita pochi giorni fa di un gruppo di liceali che nel Giorno della memoria (27 gennaio) a Bologna avrebbero fatto realizzare una torta di compleanno a tema nazista.  

«Nazismo e fascismo non sono opinioni come altre ma crimini e questa non è una ragazzata. Auspichiamo che possa diventare l’occasione per far capire che quando si è adulti bisogna assumersi la responsabilità delle proprie azioni, senza sconti. Viviamo tempi duri, contraddistinti da un eterno presente. Il tema di storia è stato eliminato dalle prove dell’esame di maturità perché storia non si insegna e quindi i ragazzi, non sentendosi preparati, non lo scelgono. Il risultato sarà che storia sarà studiata sempre meno, soprattutto la storia contemporanea, quella di cui stiamo parlando, il solo vero antidoto contro questa sub cultura», scrive l’Anpi nella lettera indirizzata sia ai presidi delle scuole di Bologna che agli stessi studenti. 

«Non sappiamo quanta autonomia abbiano gli insegnanti ma, urge un profondo ripensamento circa i programmi di studio per dare alla storia contemporanea tutta l’importanza che merita. Non vogliamo farci prendere dallo sconforto e dal senso di fallimento e desideriamo far sapere ai dirigenti scolastici che non sono soli e che l’ANPI è parte attiva di una comunità che vorremmo educante. Gli studenti e le studentesse delle vostre scuole sono anche nostri, vogliamo considerarli come meritano, un valore collettivo, non una faccenda personale. Sappiate quindi che, se lo vorrete, potrete avere al vostro fianco, i volontari dell’ANPI che quotidianamente portano la loro esperienza e la loro testimonianza nelle scuole. Viviamo tempi duri ma la posta in gioco è troppo alta. Purtroppo è molto facile citare Primo Levi: è accaduto quindi può accadere di nuovo», scrive Cocchi. 

Inoltre, la presidente dell’Anpi sa «che la maggioranza degli studenti e delle studentesse sono persone per bene e che mai si sognerebbero di compiere un gesto simile». Cocchi fa riferimenti ai tanti studenti che si sono impegnati in un percorso importante sul tema dell’immigrazione. «Tuttavia, questi ragazzi ci sono e ci costringono ad interrogarci su cosa non è stato detto e fatto, su un testimone che non è passato». 

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