Nonni in cattedra per insegnare il dialetto, la proposta è della Lega

La Lega cerca soldi nel bilancio economico della Regione Emilia-Romagna per far entrare il dialetto nelle scuole primarie. E a insegnare la cultura linguistica di una volta ci penserebbero i nonni. La proposta sarà presentata nel prossimo ordine del giorno collegato alla Legge di Bilancio regionale dal consigliere Matteo Rancan del Gruppo Lega Nord dell’Emilia-Romagna. Se approvata, l’idea impegnerebbe l’amministrazione a cercare risorse necessarie per l’insegnamento delle tradizioni locali nelle scuole primarie di tutto il territorio regionale.

«Chi, meglio dei nostri nonni, potrebbe essere più efficace nell’insegnarci la nostra storia e le nostre tradizioni?», si chiedono i leghisti. Tralasciando che l’insegnamento è una professione che necessita di tecniche ben precise di educazione, il consigliere della Lega è sicuro che i nonni abbiano capacità di insegnare e gestire aule piene di giovani studenti. Per il leghista, far salire gli anziani in cattedra è «un modo per non perdere le tradizioni e per favorire l’invecchiamento attivo e lo scambio intergenerazionale».

Il consigliere Rancan giustifica la sua proposta attaccandosi al fatto che persino l’Unesco (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura) nel 2015 ha «inserito l’emiliano e il romagnolo come due lingue distinte e meritevoli di tutela». Il Gruppo leghista si appella anche a una legge regionale del 2014 sulla Salvaguardia e valorizzazione dei dialetti dell’Emilia-Romagna. «La conservazione dei dialetti contribuisce alla comprensione dell’ambiente in cui si vive, alla formazione del senso di cittadinanza e di appartenenza della popolazione locale e favorisce la memoria storica», spiegano i leghisti.

Tuttavia, se da una parte la Lega vuole tutelare i dialetti, dall’altra parte alcuni esponenti di rilievo del partito di Matteo Salvini si stanno dimenticando via via la lingua italiana. È di ieri la svista grammaticale proprio del ministro dell’Interno Salvini in una dedica scritta dopo la visita al Memoriale dell’Olocausto di Gerusalemme in Israele. Nella lettera Salvini abbrevia un “perché” in “xchè” scatenando l’ironia dei social. Ed è di pochi giorni fa un’altra svista grammaticale questa volta della consigliera comunale leghista nonché sottosegretario ai beni culturali, Lucia Borgonzoni, la quale in un comunicato stampa ha abbreviato la preposizione “per” trasformandola in una “x”. Ci si aspetta, dunque, un nuovo slogan leghista del tipo “prima il dialetto, poi l’italiano”.

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