Perché diventano migranti? Soprusi sui bambini in Senegal

Obbligati a chiedere l’elemosina per la strada, costretti a imparare a memoria il Corano, abusati sia fisicamente che psicologicamente dal loro “maestro religioso”. Vorremmo che fosse solo la storia di un brutto film, invece è la vita reale di più di 50mila bambini tra i 5 e i 15 anni che passano le loro giornate pregando all’interno di costruzioni fatiscenti, chiamate daara, o mendicando per le strade sterrate del Senegal, in Africa occidentale. Il ricavato dell’elemosina viene poi portato al loro maestro coranico (Marabout) che lo usa per motivi di arricchimento personale.

    

Per i Marabout, l’accattonaggio è una forma di obbedienza e di umiltà. Guai se un bambino disobbedisce. Sono botte da orbi. Il motivo per cui un bambino di 5 anni finisce nelle mani del maestro coranico conoscendo il modo in cui vengono trattati è una domanda che si pongono in tanti, ma forse non in Senegal. Nel Paese dell’Africa occidentale il tasso di natalità è molto alto (7-8 figli per donna) e la povertà si tocca con le mani. Molte famiglie non riescono a mantenere i propri figli e affidano l’educazione ai Marabout.

    

Nelle daara i bambini talibè non fanno altro che pregare. Non giocano e non si lavano (manca qualsiasi igiene). A farli giocare e a lavarli, però, ci pensano alcune associazioni di volontariato sempre. però, con il consenso del Marabout. Tra queste c’è un’associazione onlus italiana fondata nel 2005 “I Bambini di Ornella” che opera a Kelle un villaggio senegalese appartenente alla comunità rurale di Yene. Da un’idea di Severino Proserpio e sua moglie Ornella, l’associazione porta avanti un progetto di sviluppo integrato intervenendo soprattutto nel settore dell’educazione dei bambini. «Le nostre attività coinvolgono i talibé, i bambini di spiaggia, che spesso non sono registrati all’anagrafe e quindi non possono andare a scuola e i bambini che già frequentano la scuola pubblica», ha spiegato Severino Proserpio sul sito web della onlus.

               

Gli educatori volontari dell’associazione fanno sentire la loro presenza costante e quotidiana con l’obiettivo di garantire loro la possibilità di un’esistenza dignitosa, di un’educazione e di un’opportunità a lungo termine. Nonostante i soprusi che i bambini talibè sono costretti a subire dai Marabout, i loro sguardi sono sempre carichi di meraviglia. Occhi lucidi, espressioni di stupore misto a curiosità quando hanno visto la loro immagine sul display di una macchina fotografica. Per i bambini talibè farsi una foto è qualcosa di raro. Possedere uno smartphone ancor meno che raro. Eppure, ridono e sorridono lo stesso. Sentirli piangere o lagnarsi è difficile. Forse piangono di nascosto lontano dagli occhi della camera da presa, chissà. Ma non lamentarsi in Senegal è una normalità nonostante hanno poco o nulla. Sono felici, o almeno sembra, di quello che hanno senza nessuna altra pretesa.

Dopo questa vita così difficile fin da bambini, alcuni di loro, da grandi, trovano la forza per fuggire da una terra di sorrisi, umiltà, ma di tanta miseria. E attraversano i deserti africani per sperare in un futuro migliore, sempre con il sorriso. Non sanno più piangere.

Foto di: Tommaso Felicetti   Luogo: Senegal (tra Toubab Dialaw e Niangal, a Sud di Dakar)

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