McDonald’s ecosostenibile? Firmato un accordo con Hera

È stato varato ieri un accordo tra Hera, l’azienda che si occupa di servizi energetici e ambientali, e il colosso americano degli hamburger McDonald’s per potenziare la raccolta differenziata in 30 ristoranti nel territorio romagnolo: la firma è stata apposta a Rimini durante Ecomondo, la fiera per l’innovazione dell’economia circolare. Il progetto, che partirà il primo gennaio 2020 e che durerà due anni, ha l’obiettivo di raggiungere il 100% di sostenibilità, il riciclo di tutti gli imballaggi che rivestono i prodotti della catena di fast food. Una novità su tutte sarà l’installazione di nuovi contenitori creati per essere più intuitivi e per aiutare i clienti a fare una corretta differenziazione dei rifiuti.  

Secondo McDonald’s già ad oggi «il 100% degli imballaggi in carta è certificato o riciclato». L’azienda avrebbe anche intrapreso un percorso verso l’eliminazione della plastica monouso: le cannucce ad esempio ora vengono date al bancone solo sotto richiesta. Questo processo di sostituzione dei materiali plastici ha però già cominciato ad arrancare in America dove, per ammissione della azienda stessa, le cannucce in materiale ecologico, che hanno preso il posto delle precedenti, finiscono per la maggior parte nell’indifferenziata per un errore di misure.  

Fra le altre azioni attuate dall’azienda per l’ecosostenibilità vi è anche la conversione della rete dei ristoranti secondo un nuovo modello che prevede la preparazione dei prodotti solo al momento dell’ordine per minimizzare gli sprechi.  Per Stefano Venier, amministratore delegato del Gruppo Hera, «i piccoli gesti del quotidiano sono indispensabili per alimentare l’economia circolare ed oggi, grazie alla collaborazione con McDonald’s, è possibile farli con semplicità anche alla fine di un pasto veloce». Una dichiarazione che cozza con molte critiche fatte all’azienda leader nella ristorazione fast food. Per quanto si stiano facendo progressi sui processi di riciclo dei rifiuti , la svolta non è ancora arrivata per i loro allevamenti intensivi. L’azienda americana, oltre a non aver accolto l’appello contro lo sfruttamento intensivo degli animali, firmato da altre note catene di fast food quali Burger King e Subway, non ha ancora preso provvedimenti sulla riduzione dell’impatto ambientale causato dalla produzione e dal trasporto della carne (l’allevamento è da solo responsabile del 15% del totale di tutte le emissioni di gas a effetto serra causate dall’uomo). 

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