Molti abitanti di Bologna concorderebbero nel dire che le estati bolognesi sono quasi sempre distinte in due fasi, nettamente separate fra loro. Nella prima, che corrisponde circa con il mese di giugno, quando il caldo e l’afa non imperversano ancora sulla città, i suoi abitanti si riversano nelle strade a godersi le vacanze: i giardini bolognesi si riempiono di persone, il turismo fiorisce e le serate dei giovani spesso durano fino alla mattina dopo. Nella seconda, che copre i mesi di luglio e agosto, inizia il lungo esodo che porta la città rossa ad essere pressoché deserta fino a settembre: sfrattati dal clima torrido e dai quotidiani 40 gradi, perseguitati dallo spettro degli esami, dai compiti delle vacanze e da tutto il lavoro arretrato durante l’anno scolastico, gli studenti bolognesi si avviano alla diaspora, nella ricerca di un posto migliore per distrarsi e stare in pace.

Un nuovo delitto…

Così è anche per gli studenti del DAMS, che nel luglio del 1983 avevano più voglia che mai di distogliere le proprie menti dalla vita scolastica: neanche un mese prima la loro “musa”, Francesca Alinovi, era stata brutalmente massacrata nel suo appartamento di via del Riccio. Con l’immagine di quel tragico delitto ancora fresca nella loro memoria, molti se ne andarono da Bologna alla volta di luoghi più tropicali, per cancellare il ricordo di quello che allora credevano fosse stato l’unico “delitto del DAMS”.

E forse credeva così anche Liviana Rossi, una giovane ragazza di appena 22 anni, iscritta proprio all’eccentrica facoltà bolognese. Femminista, anticonformista, hippy sfegatata, aveva appena trovato lavoro in un albergo-ristorante vicino Crotone, il ‘Costa Elisabeth’. Eppure, la notte del 3 luglio, dopo una serata passata in discoteca con gli amici, Liviana viene ritrovata morta sulla spiaggia, con diverse lesioni sul corpo e sabbia nelle vie respiratorie.

Questa volta, però, per il delitto gli inquirenti individuano il colpevole e il movente: Liviana è stata stuprata e poi soffocata, testa nella sabbia, dal gestore dell’hotel, un certo Pietro di Leoni, 48 anni, che l’aveva messa nel mirino fin dall’assunzione, facendole numerose avances che la giovane aveva sempre rifiutato. L’esistenza di un responsabile mette a tacere chi già vociferava di un’altra opera del misterioso killer del DAMS, ma un altro cadavere va aggiungersi ai due precedenti, tutti uniti dall’appartenenza a quella facoltà che sembra ormai maledetta.

La stagione degli omicidi

A concludere la stagione degli omicidi del DAMS, facendo di nuovo scalpore in tutta Bologna e dintorni, nutrendo le più fantasiose teorie, è la morte di Leonarda Polvani, ventottenne designer di gioielli. È felicemente sposata da solo un anno con un docente di filosofia e ha appena ripreso gli studi alla Dipartimento di Arte Musica e Spettacolo, dopo averli lasciati per dedicarsi al lavoro in gioielleria. Lea, come la chiamano tutti, scompare il 29 Novembre 1983 da casa sua a Casalecchio di Reno, senza lasciare traccia.

Partono subito le ricerche, ma il suo corpo viene ritrovato solo il 3 Dicembre, privo di vita, in una cava di gesso in mezzo al colle della Croara, verso San Lazzaro di Savena. È una zona buia, ammantata di mistero, dove la criminalità organizzata ha una forte presenza e dove, vox populi, nelle numerose caverne naturali si celebrerebbero persino delle messe nere. Lea viene trovata seminuda, ma con ancora i suoi gioielli addosso; ha un laccio al collo che sembra suggerire la morte per strangolamento, eppure ad ucciderla è stato il piombo di un proiettile.

Misteri irrisolti

Chi sia stato a spararlo, quel colpo, nessuno lo saprà: le teorie sono le più disparate, e mentre c’è chi ancora parla di un unico colpevole per tutti gli omicidi, molti altri pensano a qualcosa che abbia a che fare con il lavoro in gioielleria, o con una vendetta privata. Numerose persone si fanno avanti negli anni, alcune addirittura autoaccusandosi, ma nessuna ipotesi verrà mai confermata, neanche con l’ausilio di un test del DNA, fatto che infervora ancora di più l’opinione pubblica e nutre tutte le teorie del complotto su cui ancora oggi mormorano i cittadini di Bologna.

Ciò su cui tutti concordano è che questo omicidio violento, misterioso e irrisolto, ha tutti i connotati per unirsi a quel novero sanguinolento che ha lasciato un segno indelebile sull’anno 1983 e su tutta Bologna: la triste successione dei Delitti del DAMS.

di Iacopo Brini

un articolo a cura di Giovani Reporter

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